Una voce dal Seicento. Il testamento morale di un uomo condannato dalla paura degli uomini.
Nella Milano del 1630, mentre la peste semina morte e terrore, Gian Giacomo Mora conduce una vita semplice e appartata, ignaro che il sospetto stia per trasformarsi in una condanna.
Dalla sua prigionia, alla vigilia del supplizio, Mora ripercorre gli eventi che lo hanno condotto alla rovina: il diffondersi della paura, la ricerca di un colpevole, il lento prevalere del pregiudizio sulla verità.
La sua voce non è soltanto il racconto di una tragedia personale, ma la meditazione di un uomo posto davanti all’eterna fragilità della giustizia umana. Attraverso il ricordo della propria vicenda, Mora interroga il confine tra ragione e fanatismo, tra verità e menzogna, tra legge e violenza.
Il barbiere di Milano è un romanzo storico e morale sulla nascita del capro espiatorio e sul pericolo che la paura, quando domina gli animi, possa trasformarsi nella più crudele delle ingiustizie.
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